OPRC – Ordine Psicologi Regione Campania

Lettera Aperta del GdL “Etnopsicologia”sulla morte di Abderrahim Fakir

La leggenda vuole che una volta uno studente chiese a Margaret Mead, una delle più brillanti antropologhe che la cultura occidentale può vantare, quale fosse il segno che sancisse la nascita della civiltà.

Lo studente pensava a un oggetto come il fuoco, un totem o una pietra affilata.

Mead lo sorprese rispondendo che il primo segno della nascita della civiltà era senza dubbio il ritrovamento di un femore umano rotto e poi guarito.

Nel regno animale, un essere malato è un peso da allontanare: fatica a muoversi, non può procurarsi cibo, attira possibili predatori.

Per Mead la civiltà coincide con un atto di cura.

Questa storia, per quanto possa apparire semplice o persino nota, ha la forza di creare un sincero terreno di intesa tra tutte le persone impegnate nella promozione e nella tutela della salute individuale, collettiva e delle relazioni umane.

Mette in evidenza un principio fondamentale.

Torniamo adesso ai giorni nostri.

Al di là dell’iter giudiziario intrapreso, che ci auguriamo possa contribuire a fare piena luce sui fatti e sulle responsabilità, la vicenda della morte di Abderrahim Fakir a Bologna ci lascia un profondo senso di angosciarabbia e dolore.

Nella metafora di Mead siamo chiamati a interrogarci su cosa accade quando la cura viene meno.

Ed è una domanda che ci riguarda profondamente.

Sentiamo imprescindibile esprimere il nostro cordoglio ai familiari di Abderrahim Fakir ed esplicitare, come professioniste e professionisti della psicologia, lo sgomento nel confrontarci con le immagini diffuse dai media, che sollevano interrogativi gravi sulla cura e sull’attenzione riservate alla sofferenza di un altro essere umano.

La storia di Abderrahim Fakir è la storia comune di tante persone che la povertà, la paura, la solitudine, le barriere strutturali di accesso e riconoscimento, la discriminazione sociale e l’impossibilità di esprimere il proprio mondo interiore nella propria lingua madre, spingono oltre i limiti della sopportazione, rendendole estremamente vulnerabili.

Una vulnerabilità alla quale troppo spesso non riusciamo, o non sappiamo, dare risposte adeguate.

Queste parole non costituiscono una denuncia, ma un contributo di riflessione della nostra categoria, rivolto ai familiari di Fakir e a quanti si sentono toccati da questa vicenda.

Un impegno di cura autentico richiede, a nostro avviso, la disponibilità a interrogare criticamente le contraddizioni delle nostre pratiche professionali e dei contesti istituzionali in cui operiamo.

Il “perché?” che questa vicenda ci consegna non riguarda soltanto l’accertamento delle responsabilità individuali.

Riguarda anche quelle dinamiche, spesso invisibili e complesse, che attraversano i servizi di salute mentale e le istituzioni chiamate a prendersi cura delle persone: la pressione esercitata dai contesti familiari e sociali, il rapporto con le forze dell’ordine, il peso della posizione di garanzia, il timore dell’errore, il senso di impotenza che talvolta può trasformarsi in bisogno di controllo o in pratiche giustificate dall’idea del “per il tuo bene”.

Sono dinamiche che non spiegano né giustificano quanto accaduto, ma che chiedono di essere riconosciute e pensateperché è anche dentro questi nodi che può smarrirsi il significato della cura.

Per questo il nostro interrogativo non è rivolto soltanto agli eventi di Bologna.

È una domanda che riguarda anche noi, le nostre professioni, le nostre istituzioni e la responsabilità collettiva di continuare a costruire luoghi in cui la vulnerabilità non venga contenuta, ma accolta e compresa.

«Mio zio non è un numero o un caso, è una persona, con una vita e una famiglia.

Quando una persona chiede aiuto, quando urla, qualcuno deve intervenire. E quando questo non accade è giusto chiedersi il perché»,

ha detto in piazza Yossra Fakir.

Eccoci qui.

Quel “perché?” è anche il nostro.

𝗚𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 “𝗘𝘁𝗻𝗼𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮” dell’Ordine Psicologi Regione Campania

𝘈𝘥𝘦𝘭𝘪𝘯𝘢 𝘎𝘢𝘭𝘥𝘰
𝘎𝘪𝘶𝘭𝘪𝘰 𝘌𝘴𝘤𝘢𝘭𝘰𝘯𝘢
𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘦𝘴𝘤𝘰 𝘋𝘦 𝘙𝘪𝘴𝘰
𝘙𝘰𝘤𝘤𝘰 𝘈𝘨𝘰𝘴𝘵𝘪𝘯𝘰

Ultimo aggiornamento

24 Luglio 2026, 20:23