Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio
Si parla spesso di prevenzione come capacità di riconoscere un segnale d’allarme, un campanello che suona in tempo. È un’immagine utile, ma parziale. Perché rischia di trasformare la prevenzione in un compito individuale e di lasciare fuori ciò che la ricerca ci indica con chiarezza: il rischio suicidario non nasce quasi mai da un solo fattore, e la 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝘀𝗶 𝗺𝗮𝗶 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮.
La letteratura scientifica descrive la vulnerabilità al suicidio come il risultato di 𝘁𝗿𝗮𝗶𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗲, dove elementi individuali, relazionali, sociali e contestuali si intrecciano nel tempo. Per questo la vera prevenzione non è un istante di lucidità in più, ma una 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲: servizi accessibili, continuità delle cure, formazione diffusa tra chi lavora a contatto con le persone e una cultura capace di parlare di sofferenza psichica senza né esorcizzarla né spettacolarizzarla.
C’è poi un aspetto che merita più attenzione di quanta gliene venga data: il tempo dopo. Il lavoro con chi ha attraversato un tentativo, e con chi resta dopo una perdita per suicidio, 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻’𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲. Sostenere chi sopravvive, a sé stesso o a un lutto di questo tipo, è già prevenzione, perché interrompe l’isolamento e la vergogna che spesso accompagnano queste esperienze, riducendo il rischio nel tempo.
Come Ordine Psicologi Regione Campania, in questa giornata scegliamo di ribadire che la competenza clinica, la formazione continua e la collaborazione tra professionisti e istituzioni sono strumenti concreti di tutela della vita, e che 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗹𝗶 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮.
Ultimo aggiornamento
10 Settembre 2026, 08:43
OPRC – Ordine Psicologi Regione Campania